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L'ultimo passo insieme nella misericodia di Dio

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UN GIORNO (FRANCESCO FU), PIENO DI AMMIRAZIONE
 PER LA MISERICORDIA DEL SIGNORE
IN TUTTI I BENEFICI A LUI ELARGITI … [1]
 
 


      Questo sentimento di ammirazione di Francesco potremmo farlo nostro al termine di questo anno santo della Misericordia. Abbiamo avuto modo di sentir parlare della misericordia di Dio, della perfezione della gratuità della sua bontà, e sicuramente nel nostro cuore ne avremo fatto almeno un po' di esperienza! Con la chiusura dell’anno santo però “le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà.”[2].
 

Aver parlato, aver ascoltato, aver sperimentato la Sua misericordia ci interpella, ci spinge a continuare il cammino più ricchi dei suoi benefici e quindi con uno sguardo di ammirazione, di stupore, di meraviglia che nasce dal sentirsi raggiunti da questa grazia nella nostra vita quotidiana.
 
La realtà che ogni giorno viviamo ci riporta al nostro essere piccoli, precari, mancanti, fragili… basta una scossa di terremoto per dirci che non siamo noi i ‘proprietari’ della nostra vita e di questa terra!!!
 
Di fronte a questa nostra evidente fragilità, ecco che come Francesco dovremmo educare, affinare il nostro sguardo per scoprire i benefici che ogni giorno riceviamo.
 

Solo questo sguardo suscita ammirazione e stupore, due sentimenti che aprono la strada all’amore che gratuitamente ci viene donato e il quale fa emergere il nostro amare, anche se con i suoi alti e bassi e le sue falle!!! L’ammirazione e lo stupore nascono da un cuore che si è lasciato raggiungere dalla misericordia, dall’amore, da questo continuo chinarsi di Dio su di noi che ci precede e ci accompagna sempre, ci rialza, ci abbraccia, ci dona una carezza, ci prende per mano, ridona dignità alla vita, alla nostra vita…
 

È accorgersi di qualcuno che ha camminato con te, al tuo fianco per tanto tempo, in maniera discreta e silenziosa. Sai che c’era, sai che c’è, ma all’improvviso ti accorgi e scopri che il suo modo di guardarti, di starti vicino ha il gusto, il calore e il colore di un amore che ti ha preceduto e nel cuore senti che non puoi fare a meno di riamare perché l’amore chiama l’amore … e ti senti prezioso in quello sguardo, ritrovi chi sei tu, vedi il tuo volto, scopri la gratuità e la bellezza che avvolge la tua piccolezza che ora non ha più bisogno di difendersi … allora e solo allora il cuore può decidere di amare, può scegliere di amare sempre. Anche se in certi momenti conoscerà il sapore della distanza, l’amaro della sofferenza, non si potrà fare a meno di amare prendendo consapevolezza che “non riesco ad amare quanto amo” cioè non riesco a star dietro all'amore che sento... e che incredibilmente in noi c'è “più vita di quanto possiamo sopportare…[3]
 
 

Ma chiediamoci: qual è il nostro sguardo oggi?! Come Francesco sappiamo riconoscere e dirci i benefici di Dio nella nostra vita? Sappiamo stupirci? Oppure siamo il profeta Giona (o il figlio maggiore), arrabbiato di fronte alla gratuità di Dio che vuole raggiungere anche la durezza di cuore del suo profeta che invece scappa per non lasciarsi avvolgere da essa?
 
“Dio parla, e pone a Giona una domanda … che può essere anche tradotta: «Ti fa bene la rabbia?» … Ora chiedendo a Giona questo è come se Dio lo invitasse a deporre la rabbia e dunque gli chiedesse di assomigliare a lui, di avere i suoi sentimenti. Di più, si preoccupa per lui; più che della moralità di Giona a lui importa che il suo profeta sia felice dimorando nella hesed[4] di Dio e godendo della bellezza del vivere (proprio e altrui)”[5].
 
 
Forse all’inizio di questo anno santo avevamo fatto tanti propositi e ora magari siamo un po’ delusi, magari pensiamo di aver perso tempo, di esserci lasciati sfuggire di mano un momento favorevole e particolare di grazia oppure l'abbiamo vissuto con intensità …. Qualunque sia la nostra condizione impariamo da Francesco a lasciarci incontrare dallo sguardo di chi, come Padre amante, scruta l’orizzonte nell’attesa del ritorno dei suoi figli, sia che provengano da terre lontane sia che vengano dai campi vicino a casa …
 
 

L’ammirazione e lo stupore non possono non aprirci alla gratitudine, sentimento che possa accompagnare il nostro cammino che continua e in modo particolare ora verso il tempo del Natale, tempo della celebrazione del chinarsi di Dio dentro la nostra vita, dentro la nostra umanità e che avrà la sua pienezza il mattino di Pasqua, nello stupefacente annuncio della vittoria della Vita sulla morte.
 
 
Ringraziamo Dio con le parole di Francesco perché anche le notti del dolore, del non senso, del dubbio, della paura, possano aprirsi ed essere rischiarate dalla luce dell’amore misericordioso:
 
“Tutti amiamo con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutta la capacità e la fortezza, con tutta l'intelligenza, con tutte le forze, con tutto lo slancio, tutto l'affetto, tutti i sentimenti più profondi, tutti i desideri e la volontà, il Signore Iddio, il quale a tutti noi ha dato e dà tutto il corpo, tutta l'anima e tutta la vita; che ci ha creati, redenti, e ci salverà per sua sola misericordia; Lui che ogni bene fece e fa a noi miserevoli e miseri, putridi e fetidi, ingrati e cattivi”[6].
 
 

Il Signore ci doni oggi e sempre la sua infinita misericordia!
 

 
   
 
[1] Vita Prima, XI,26: FF 363.
[2] Lam 3,22-23.
[3] Dal romanzo Lila di Marilynne Robinson, Einaudi, 2015.
[4] Hesed dall’ebraico: amore, benevolenza, misericordia.
[5] http://www.lucamoscatelli.it/wp-content/uploads/2010/03/Giona-sdop-2011.pdf
[6] Regola non bollata, XXIII: FF 69.
 
 


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