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Festa di tutti i santi

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“Che tutti i Santi, raccolti intorno alla Vergine,
intercedano per queste terre,
che hanno dato tanti santi alla Chiesa”
(Mons. C. Sanguinetti, Vescovo di Pavia).

Oggi, dopo un’altra scossa di terremoto, è arrivato al monastero questo messaggio del vescovo Corrado.

Ci aiuta a prepararci alla festa del 1° novembre.

I santi, nati in queste terre dell’Italia centrale, hanno segnato la storia della Chiesa e del mondo. Noi siamo qui per la loro fede e viviamo con lo stesso desiderio.

Ma che cosa è questa festa dei santi? Perché ci riguarda?


E’ nata nei primi secoli del cristianesimo in Oriente per ricordare i martiri: testimoni della fede in Cristo. Si può morire come Stefano, Agnese, Lorenzo, Perpetua, Felicita… solo per una fede più grande, un amore che non teme nulla.
Successivamente si è diffusa a Roma dove il papa Bonifacio IV ha fatto portare al Pantheon (luogo in cui si adoravano gli dei pagani) le reliquie dei martiri. Fissata al 13 maggio, incominciò ad attirare molte persone e, probabilmente per la fatica di trovare cibo per tutti in quella stagione, fu spostata dopo il raccolto. Papa Gregorio IV la fissò il 1° novembre che, da allora, fu: la festa di Ognissanti.
Furono aggiunti ai martiri anche altri testimoni della fede. E così è giunta fino a noi.

Tu sei santo, Signore”: “Dio solo è santo”: “Santo, santo, santo”… (Isaia profeta) “siate santi perché io sono santo”, troviamo nei testi più antichi della Scrittura. Dio è il totalmente Altro che ci attira a sé perché solo Lui colma il desiderio più profondo del nostro cuore.

I luoghi in cui si manifesta o le cose che si usano per il servizio a Lui sono chiamate sante .
Un Dio santo che si coinvolge con la storia degli uomini dall’inizio dei tempi  e che nella “pienezza del tempo” manda il suo Figlio: il santo di Dio (cfr. Mc 1,24).
I fedeli cristiani sono chiamati “santi” da s. Paolo, “quelli della via”, cioè coloro che, fatti una sola cosa con Cristo col battesimo, vivono – giorno dopo giorno – alla sua Presenza cercando il suo Volto misericordioso che compie ogni domanda e trasforma ogni male, limite e sofferenza.

E’ bello essere santi?
Vale la pena guardare i santi per trovare riposo nei loro discorsi?
E’ un cammino per me, per te che leggi queste righe?
Cosa c’entra la santità con il quotidiano così banale, complesso, contraddittorio?

E’ una cosa vera la “comunione dei santi” o è una bella favola inventata da qualche mente debole e contorta per consolarsi?

Sono domande che risuonano in noi in questo tempo così confuso in cui, comunque, lo Spirito opera, ci illumina e ci spinge. Abbiamo bisogno di “santità”: di bellezza vera, di luce, di amore puro, di pensiero semplice e limpido, di carità e misericordia, di parole non menzognere ma dette per amore e non per ingannare, di pace del cuore, di libertà non egoistica e arrogante ma rispettosa e umile.
La “santità è la ‘misura alta’ della vita cristiana” (s. Giovanni Paolo II)  vivibile da ogni uomo e donna.

Seguiamo l’invito di s. Chiara: “Poni la tua mente nello specchio dell’eternità, poni la tua anima nello splendore della tua gloria, ...   “la tua vita sia lode del Signore”.  Lì dove siamo, viviamo il Vangelo in compagnia dei santi di ieri e di oggi.

Per la festa dei santi, la liturgia propone il brano delle beatitudini: Si può essere felici (beati) nella povertà (sempre ci manca qualcosa) e in quella forma particolare di povertà che è la ‘povertà di spirito; nella mitezza (contrario della prepotenza); nel pianto (segno di perdita, di sconfitta), nella persecuzione …

Scoprirai che il 1° novembre è anche la tua festa!



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