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S. Chiara d'Assisi e la Misericordia

Pubblicato da in Meditazione ·
 

“Chiara più della luce chiara,
impronta della madre della misericordia”
“La sua misericordia di generazione in generazione su quelli che lo temono” (Lc 1,50)
 
 
In questo Anno di grazia può sembrare scontato ricercare nei nostri santi fondatori il loro incontro con il Volto misericordioso di Dio e come lo hanno incarnato nella loro esistenza.
 
Timidamente e umilmente ci fa piacere però scorgere nelle Fonti ciò a cui – se non ci fosse stata questa occasione – forse non avremmo fatto caso.
 

Chiara d’Assisi nasce in un tempo travagliato e il suo autorevole biografo Tommaso da Celano racconta: “A causa della vecchiaia del mondo la fede si era offuscata e i costumi si erano infiacchiti; andava marcendo il fervore delle attività virili, anzi, alle scorie dei tempi, si accompagnavano anche le scorie dei vizi, quando Dio, che ama gli uomini, dal mistero della sua pietà, suscitò nuovi sacri ordini, provvedendo attraverso di essi sia al sostegno della fede che alla riforma della disciplina dei costumi”[1]. Ieri come oggi.
 

Dio che rende pieno il tempo della sua Presenza inviando Gesù, continua a donarci i santi, testimoni fedeli di Lui, veri seguaci delle orme del Suo Figlio.
 

“Per sua misericordia e grazia”, dice di sé Chiara, “si degnò di illuminare il mio cuore perché incominciassi a fare penitenza” [2] e questo è un aspetto di quel “fare misericordia” di cui ci parla il Vangelo[3] e Francesco nel Testamento. Per questa misericordia e grazia Chiara inizia a prendersi cura di chi ripara la Chiesa (Francesco e i suoi compagni) e distribuisce le sue ricchezze ai poveri per seguire Cristo povero e crocifisso.
 

Stare nella storia, nella realtà con uno sguardo profondo ci fa accorgere, ieri come oggi, che gli uomini sono “poverissimi e bisognosi e soffrono la mancanza di nutrimento celeste”[4]. Noi diremmo che soffrono per la mancanza di senso, di speranza, di forza, di bontà e anche di intelligenza e carità vera. L’incontro col Volto misericordioso del più bello tra i figli dell’uomo e con la Madre della misericordia avvenuto per Chiara - come per Francesco - alla Porziuncola (“culla dell’ordine francescano” … “l’angolino presso la Madre della Chiesa”[5]), l’ha spinta a vivere una forma di vita nuova nella Chiesa, sulle orme di Maria, per portare la misericordia ai fratelli.
 

Una passione ardente, un desiderio infinito che non le fa temere nessuna “povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo del mondo”[6] per “potere aderire con tutte e fibre del cuore a Colui la cui bellezza ammirano incessantemente tutte le beate schiere dei cieli, il cui affetto appassiona, la cui contemplazione ristora, la cui benignità sazia, la cui soavità ricolma, il cui ricordo risplende soavemente... ”[7].
 

Questo Gesù è Colui che ama in modo così struggente e totale da farsi lui stesso peccato e bisognoso di misericordia[8].

Per la sua carità volle patire sull’albero della croce e su di esso morire della morte più vergognosa: “O voi tutti che passate per via, fermatevi e guardate se c’è un dolore simile al mio dolore”[9]. È questo amore tenero e forte che fa apparire brevi le notti di Chiara a S. Damiano in una situazione non idilliaca con il freddo di Assisi, la mancanza di tante cose e cinquanta sorelle con le loro esigenze. Nei suoi scritti più volte torna ad invitare alla carità, al perdono, alla preghiera per la sorella che pecca e rimane ostinata, a guardarsi dalle insidie del nemico dell’umana natura… ma senza scoraggiarsi, né alterarsi: non era mai turbata, dicono le sorelle al Processo di canonizzazione. Evidentemente aveva imparato ad abitare nella libertà e nella pace interiore, nella pazienza che contiene il dolore e il male.
 

È lei che, quale madre che ama e serve, per prima è piena di misericordia verso le afflitte, sapendo quanto possono essere forti le tentazioni e le fatiche che ognuno attraversa. “La minorità chiama ad essere e sentirsi piccoli davanti a Dio, affidandosi totalmente alla sua infinita misericordia. La prospettiva della misericordia è incomprensibile per quanti non si riconoscono ‘minori’, cioè piccoli, bisognosi e peccatori davanti a Dio”[10].
 

È lei che nella preghiera lotta con Dio in ogni ora, giorno e notte; si prende cura del “suo Gesù” e chiede misericordia per le sorelle, per la Chiesa, per i frati minori, per coloro che bussano alla porta di S. Damiano: i malati, i poveri, soprattutto i ‘mammoli’ (i piccoli bambini) che le ricordano il piccolo Bambino di Betlemme che le sorelle hanno visto più volte fra le sue braccia.
 

Quando la povertà scava il vuoto nel cuore, lasciati gli idoli a cui sempre bruciamo un po’ di incenso nelle nostre giornate, ci si sente orfani. Ma l’orfano trova misericordia [11]. Quindi la povertà, per Chiara, non è una maledizione. Lei l’ha vissuta con Colui che si è fatto povero per arricchirci[12]. È diventata, per lei, il luogo dell’incontro con il soffio lieve dello Spirito, con la voce di un silenzio leggero che nutre e rinnova: “Trasformati tutta per mezzo della contemplazione nell’immagine della sua divinità”[13].
 

S. Chiara è vissuta otto secoli fa, ma le sue figlie, come un fiume carsico nella storia, senza fare rumore, hanno continuato a vivere nella Chiesa il dono che il Padre delle misericordie le ha fatto e continua a fare oggi e farà in ogni tempo perché l’umanità, ogni giorno, goda dell’Alba di un nuovo inizio di Luce, Pace, misericordia.
 

Lasciamoci ancora “benedire” da lei con le parole che risuonano nella liturgia all’inizio di ogni nuovo anno:
 

Il Signore vi benedica e vi custodisca
 

Mostri a voi la sua faccia e abbia misericordia di voi
 

Volga il suo volto verso di voi e vi dia pace .
 

 
   
 
[1] Leggenda di Santa Chiara vergine.
 
 
 
[2] Regola di santa Chiara.
 
 
 
[3] Cfr Lc 10,37.
 
 
 
[4] Cfr Prima lettera di santa Chiara a sant’Agnese di Praga.
 
 
 
[5] Dal messaggio di papa Francesco a Benedetto XVI, 28/6/2016
 
 
 
[6] Regola di santa Chiara.
 
 
 
[7] Quarta lettera di santa Chiara a sant’Agnese di Praga.
 
 
 
[8] Cfr Dives in Misericordia n. 7.
 
 
 
[9] Quarta lettera di santa Chiara a sant’Agnese di Praga.
 
 
 
[10] Dal discorso di papa Francesco ai Frati minori, 26/5/2015.
 
 
 
[11] Cfr Os 14.
 
 
 
[12] Cfr 2Cor 8,9.
 
 
 
[13] Terza lettera di santa Chiara a sant’Agnese di Praga.
 
 


1 commento
Voto medio: 115.0/5
paolo
2016-08-31 09:19:09
complimenti vivissimi questo messaggio è una sintesi efficace e completa di ciò che vi anima ed è di grande sostegno per chi vive fuori dalle vostre grate. lo sarebbe ancora di più per chi ora non vi legge: allargate dove potete il raggio di azione dei vostri messaggi. osate con il coraggio della fede anche verso coloro che non vi capiscono, non cercano Dio e non hanno il coraggio della speranza ogn oltre ragionevole e umano limite.
grazie.

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