Appuntamenti - Clarisse Perugia

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Tra paura e speranza

Clarisse Perugia




La speranza frutto del silenzio e della solitudine
Paura del silenzio e della solitudine
Prima di entrare in monastero, conoscevo ben poco il significato del silenzio, e spesso scappavo cercando sempre qualche via di fuga, stando al cellulare, collegandomi al social network, o continuando a trovare qualcosa da fare pur di non percepire quel vuoto, quella solitudine che ti porta a contatto con sé stessi, scoprendo anche le proprie fragilità, i propri limiti.

“Il silenzio non deve essere solo esteriore è possibile tacere anche quando l’animo è in tumulto, il vero silenzio significa anche calma del pensiero, del sentimento e del cuore, credo che tutto ciò sia un combattimento continuo nel volere rimanere e nel volere scappare dall’incontro con Lui e dall’incontro con sé stessi, nell’ascoltare i propri pensieri, interrogandosi da dove vengono questi pensieri, che origine hanno? Quali bisogni abbiamo?” (Guardini)

Per fare silenzio ci vuole determinazione che non è così spontaneo, ci vuole una volontà che nasce dalla esteriorità cioè da spazi e luoghi non soffocati da rumori assordanti. Un’esperienza di silenzio  che serve anche per riconoscere la mancanza o la presenza di quello interiore, aiuta anche a fare quello spazio necessario per metterci in ascolto dell’altro con cui viviamo, serve per imparare a stare saldi nell’ascolto della Parola, serve per scoprire la profondità di noi stessi, serve per imparare a riconoscere i propri doni o capacità, serve per scoprire che sono amato cosi come sono, serve come fonte per realizzare progetti grandi di bene.

È il silenzio che apre la strada per uscire dal quel continuo mormorio interiore del nostro io che ci condanna e ci giudica senza mezza misura. Attraverso il silenzio che ho scoperto che non sono sola e che la vita può essere donata senza misura. Ho riscoperto la speranza che non delude ma che mi fa andare oltre alle mie aspettative.


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