Lettera Prima - Clarisse Perugia

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Lettera Prima

Storia > Lettere ad Agnese di Praga

1. Alla venerabile e santissima vergine la signora Agnese, figlia dell'eccellentissimo e illustrissimo re di Boemia, 2. Chiara, indegna famiglia di Gesù Cristo e  ancella inutile delle  signore rinchiuse del monastero di San Damiano di Assisi, sua suddita e ancella  in tutto e per tutto, si raccomanda in ogni modo con speciale rispetto, e augura di acquistare la  gloria della felicità eterna.
3.Mi rallegro  moltissimo ed esulto  nel Signore  all' udire la rinomanza del vostro santo tenore di vita onorata, la quale  è  giunta non  solo fino a me, ma si è sparsa in modo segnalato per il mondo intiero. 4. Di ciò non debbo  rallegrarmi io sola, ma tutti coloro che servono o desiderano servire Gesù Cristo.
5.Il motivo è questo: potevate godere più di qualunque altro dello sfarzo,  degli onori, della dignità secolare,  essendo a vostra portata divenire con grande prestigio sposa legittima dell' inclito  imperatore, cosa  che sarebbe stata confacente alla vostra e alla sua eccelsa condizione. 6. Ma voi, rifiudando tutto ciò, avete piuttosto eletto con tutta l' anima e lo slancio  del cuore la santissima povertà e la penuria corporale, 7. dandovi a sposo  di  nobiltà superiore, il Signore Gesù Cristo, il quale custodirà la vostra  verginità  sempre intatta e senza macchia.
8. Amandolo, siete casta; accarezzandolo, sarete più pura; lasciandovi da lui possedere, sarete vergine. 9. La sua possanza è la più  forte, la sua generosità ineguagliabile, il suo aspetto il più seducente, il suo amore il più soave, la sua grazia la più squisita. 10. Siete gia stretta  nell'amplesso di lui, che ornò il vostro petto di pietre prezionse e fissò ai vostri orecchi  perle inestimabili, 11. e   tutta vi rivestì di gemme trasparenti  e brillanti, e vi incoronò con una corona d'oro, incisa col  marchio  della santità.
12. Allora, sorella carissima, anzi signora degna d'ogni omaggio, perché siete sposa e madre e sorella del Signore mio  Gesù Cristo, 13. fregiata  del vessillo smagliante della verginità inviolabile e della santissima povertà, rafforzatevi nel santo servizio, già intrapreso con desiderio ardente,  verso  il povero crocifisso. 14. Lui sostenne per noi tutti il supplizio della croce strappandoci dal potere del signore delle tenebre, sotto il quale eravamo stretti con catene per  la trasgressione del progenitore, e riconciliandoci con Dio Padre.
15. O beata povertà, che procura riccchezze eterne a chi l'ama e l'abbraccia.
16. O santa povertà, in quanto  il regno dei cieli è senza dubbio riservato da Dio a chi desidera averla, insieme a gloria eterna e vita beata.
17. O pia povertà, che il Signore Gesù Cristo, lui che reggeva e regge su terra e cielo, lui che pronunciò  una parola e tutto  fu fatto, si degnò di abbracciare al di sopra di ogni  altra cosa.
18. Infatti disse: « Le volpi  hanno le loro tane e gli uccelli del  cielo i  loro nidi, ma il figlio dell'uomo », cioè Cristo,  « non ha dove reclinare  il suo capo », ma inclinatolo rese lo spirito.
19. Dunque, se un tale e tanto grande signore quando scese  nell' utero verginale volle apparire nel mondo disprezzato, indigente e povero, 20. perché gli uomini, che erano poverissimi e  indigenti, affamati  per mancanza di cibo  celeste, fossero da  lui arricchiti col possesso del regno celeste, 21. esutate e godete colma di immenso gaudio  e letizia spirituale. 22. Infatti la  vostra ricompensa sarà  copiosissima in cielo, avendo  voi preferito il disprezzo  del secolo agli onori, la povertà  alle ricchezze temporali, affidando  i tesori al  cielo piuttosto che alla terra, 23. là dove né rugine corrode né tarlo divora, né ladri scavano  per rubare. 24. Con ciò  a ragione avete  meritato di essere chiamata sorella, sposa e madre del figlio dell'altissimo Padre e della vergine  gloriosa.
25. Visto che il regno dei  cieli è promesso dal Signore  solamente ai poveri, in quanto se si ama cosa temporale si perde il frutto della carità, sono sicura che voi siete  consapevole 26. come non si possa servire a Dio e a mammona,  perché o si ama l'uno e si odia l'altro, o si serve l'uno e si disprezza l' altro. 27. Anche vi è noto  come un uomo vestito non possa combattere con uno nudo, perché più presto è gettato  a terra colui che offre una presa. 28. Sapete anche non  esser possibile  stare con gloria nel secolo e  regnare con  Cristo. E perché prima passerà per la cruna d'un ago un cammello che un ricco possa scalare il regno  celeste, 29. perciò avete buttato via i vestiti, vale a dire le ricchezze temporali, per non soccombere in nulla all'avversario ed entrare per la via ripida e la porta stretta nel  regno celeste.
30. Magnifico davvero e  lodevole scambio lasciare i beni temporali per gli eterni, meritarsi i celesti per i terreni, ricevere il cento per uno  e possedere in perpetuo una vita beata.
31. Perciò ho ritenuto di implorare per l'amore di Cristo dalla  vostra eccellente santità, quanto mi è possibile, umile preghiera, che vogliate rafforzatevi nel suo santo servizio, 32. crescendo di bene in meglio, di virtù in virtù, perché colui al quale servite con tutto l' anelito della mente si degni di consegnarvi la ricompensa sospirata.
33. Vi scongiuro  ancora nel  Signore, quanto mi è possibile, di tenere presenti nelle sante vostre orazioni me, vostra famiglia, sebbene inutile, e le altre sorelle che dimorano con  me in monastero, tutte a voi devote. 34. Con il loro soccorso possiamo meritare la misericordia di Gesù Cristo, per giungere insieme a voi al godimento della  visione di  Dio.
35. State bene nel Signore e pregate per me.


 
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