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Una Settimana Con Dio

Pubblicato da in giovani e vocazione ·
Tags: animazionevocazionalegiovani
                   
                                   Testimonianze
            
Virgultino
 
Perché tornare al monastero dove ero già stata l'anno prima? Dove “tutto” sembrava aver concluso il suo ciclo? Avevo già vissuto "una settimana con Dio"e quindi, già partecipato alle attività che le clarisse molto probabilmente avevano in serbo anche per quella edizione.
 L'esperienza forse sarebbe stata la stessa. Questo rimuginavo, sbagliando.
 
Molte cose nella mia vita erano cambiate durante l'anno e non era stato per nulla semplice.  La persona a me più cara, quella sulla quale contavo di più, e grazie alla quale avevo intrapreso l'esperienza della settimana con Dio non c'era più, al suo posto solo un gran vuoto.   
Allora perché tornare lì, dove non avrei potuto evitare il confronto con una parte di me? La risposta era una: lì avrei trovato il mio alleato: Gesù. Con lui davanti potevo farcela.
 
Le giornate, come sapevo già, avevano appuntamenti fissi: la liturgia delle ore, la lectio, la compieta, il lavoro comunitario ed i momenti di riflessione personale; eppure, vivevo l'esperienza in modo diverso. Con me c'erano Chiara ed Anna, che vivevano quell'esperienza per la prima volta. È stato bello capire di aver bisogno di qualcuno con cui condividere la mia fede. Bello capire di aver bisogno degli altri. Di non bastare a sé stessi.

La lectio era per tutte noi uno dei momenti fondamentali della giornata; non solo perché era quella l'occasione che avevamo per poter colloquiare maggiormente con le clarisse, ma anche per l'opportunità di approfondire alcuni dei temi: l'importanza di una scelta vocazionale consapevole, la povertà, la fede come dono da coltivare, l'affidarsi ad Altro (e non ad altri), rinunciando così  al totale controllo di se stessi.

La povertà spirituale è stata uno dei temi che ci ha colpito di più. I "poveri in Spirito" di cui parla Gesù, forse la povertà più difficile da raggiungere. Certamente quella più vera. Quella che sembra un po' spogliarci di tutte le nostre certezze.
 
Fra le novità di quest'anno c'era la possibilità di accedere alla Chiesa anche di sera.
 Le clarisse avrebbero dovuto chiuderla durante la notte per questioni di sicurezza ma credo abbiano voluto donarci quest' ulteriore possibilità di stare con Gesù. Sono grata per questo - e, leggo sul bracciale di cuoio donatomi da una di loro, che la gratitudine è un dono. Avevamo espresso questo desiderio con le ragazze dell'anno scorso; Cristina, Annarita e Modestina, ma pensavamo non fosse possibile. Mi ha sorpreso sapere che, invece, le clarisse avevano provveduto anche a questo, creando un passaggio alternativo!
 
Abbiamo provato a sfruttare questa opportunità per più sere consecutive. Per tutte quelle in cui riuscivamo a rimanere sveglie ancora un po'.
 
La sveglia del mattino era giornalmente impostata per le 5.40 circa!! Un piccolo sacrificio che tuttavia - al di là del disagio che, con bonaria ironia, ogni persona della nostra età avrebbe espresso - abbiamo scelto volentieri di fare. È stato veramente speciale poter essere lì con Lui, nel buio della notte, dopo che ogni altro "affare" della giornata era ormai risolto. Dono immenso poter restare con Gesù e fargli compagnia mentre quasi tutti gli altri dormivano. Abbiamo cantato e lodato, ringraziando per l'Amore che stavamo ricevendo, proprio lì, da sole con Lui, e per l'amicizia che in quel momento ci stava unendo.
 
Il rosario comunitario è stato un'altra novità! Abbiamo pregato insieme con le clarisse, al di fuori del programma ordinario giornaliero. C'è stata così data l'occasione di poter felicemente ritrovare volti noti e di poterne conoscere dei nuovi! La settimana non è stata una semplice ripetizione della precedente, è stata piuttosto un divenire.
 
Un divenire, e mi riferisco ad uno dei temi trattati alla lectio, forse focalizzato alla consapevolezza di quanto in realtà l'intuizione di una vocazione consista nell'imparare a conoscere la continuità della propria vita. Lo sviluppo della propria esistenza.
 
Sottraendosi al banale seppur più rassicurante tentativo del limitarsi ad una visione discontinua di una vita intesa come un susseguirsi di singoli eventi, di singole scelte ben isolate l'una dall'altra; rischiando di perder di vista la continuità di un durante.
 
Chiara
 
Ho passato un’estate diversa dal solito dedicata al lavoro, all’incontro e all’ascolto del prossimo, sia all’oratorio estivo che ad Amatrice, ma sentivo il desiderio profondo di prendere uno spazio solo per me, cosi dal 28 luglio al 3 agosto ho deciso di trascorrere una settimana in un monastero di clausura a Perugia.
 
I giorni prima della partenza ero perplessa, non capivo cosa stesse succedendo dentro di me per prendere una decisione del genere, e l’unica risposta che mi sono data è stata il desiderio profondo di un incontro autentico con Dio. Ho sempre pensato che le suore di clausura fossero chiuse e del mondo esterno capissero ben poco... ma stando a contatto con loro, mi sono resa conto che è tutto il contrario, contemplano il mondo cogliendo la bellezza e la profondità del cuore di ogni persona.
In questo luogo mi sono sentita davvero amata e voluta bene, cosa che nella quotidianità non sempre percepisco.
 
Le giornate erano scandite da diversi momenti di preghiera; meditazione, lodi, terza, sesta, nona, vespri e compieta, abbiamo anche svolto diversi lavori insieme alle monache, un modo per conoscerle meglio e scambiare quattro chiacchiere con loro, abbiamo lavorato il legno, il cuoio e dipinto, un modo semplice per mettere a frutto i talenti ricevuti.
 
È stata anche una settimana di condivisione fraterna con due ragazze: Claudia di Avellino e Anna di Catania. Non abbiamo avuto problemi a socializzare, entrando subito in sintonia, e condividendo sia gioie che fatiche nel nostro cammino di crescita. Il legame che si è creato è stato profondo e solido, si percepiva che c’era qualcuno a tenerci unite.
 
Ho apprezzato molto la serata della recita del rosario cantato con le monache e la postulante Bianca, un semplice ma bellissimo momento di comunione. Questa settimana mi ha aiutato a essere costante nella preghiera… coltivando sempre di più il mio rapporto con Gesù, fonte di amore nella mia vita.
 
Inoltre, ho imparato a fermarmi di più per non perdere di vista me stessa, è stata una carica per vivere al meglio la mia quotidianità nella fatica ma anche nel donarmi con gioia al prossimo anche quando mi costa sudore. Camminare con Gesù non è semplice, ma porta a fare verità di sé stessi.
 
È stato un viaggio interiore, che mi ha aperto gli orizzonti, ma quello vero è cominciato ora che sono tornata a casa. Ho imparato a lasciare piano piano le paure che ostacolavano il mio cammino, e a trattare con cura i mille interrogativi che porto con me, testimoni della ricerca di una risposta che mi possa soddisfare e rendere felice, e non che mi “accontenti”. Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita, si scopre sempre qualcosa di sé, e di chi si incontra.
 
Anna

Anche quel giorno avevo sbirciato nella casella "corsi e ritiri" di un’applicazione francescana  scaricata qualche tempo prima. Da tempo mi sentivo attratta dall'idea di poter fare qualcosa in totale autonomia, mai mi sarei aspettata di poter passare una settimana fuori dal mondo; una settimana tutta con Dio.
Non avevo mai fatto un'esperienza simile, ma mi eccitava l'idea di mettermi in cammino alla ricerca di qualcuno che aveva un nome, che sentivo forte dentro me. Gesù.
 
Il mio viaggio verso il pacifico monastero di Sant'Agnese a Perugia è stato, e non lo nego, un po’ disturbato da alcuni pensieri negativi nati negli ultimi giorni prima dell'arrivo: "Chi troverò a condividere con me questa esperienza? Cosa faremo?" senza negare oltretutto la preoccupazione di dover avere a che fare con delle sorelle che erano fisicamente troppo distanti da noi, perché suore di clausura. Quanto mi sbagliavo!
 
Non appena arrivata è stata per me una grande consolazione trovare suor Agnese a darmi il benvenuto e a tranquillizzarmi sull'inizio di quella esperienza. Le ragazze (splendide) che avrebbero condiviso con me il percorso erano già arrivate, e premurosamente mi mostrarono alcuni luoghi comuni di incontro e la mia camera.  Subito dopo si è tenuto l'incontro per presentarci gli appuntamenti previsti nella settimana. Io non so cosa sia successo, ma certo è che ho sentito Gesù con me più che in qualsiasi altro posto in cui io sia mai stata.
 
Le giornate sono trascorse ad una velocità assurda seppur scandite in maniera apparentemente ripetitiva: meditazione sulla parola del giorno, lodi, messa, ora terza, lavoro, ora sesta, meditazione personale (a mio avviso molto utili e ricchi), ora nona, incontri su diversi argomenti, vespri e compieta. Il canto di ogni singolo momento di preghiera era una vera liberazione dell'anima e un contatto stretto e intimo con Gesù; un momento, anche se uguale, vissuto sempre in maniera differente e in totale unione di spirito con le sorelle dall'altra parte della grata.
 
Se ripenso a questo prezioso tempo trascorso, mi preme sottolineare l'importanza degli incontri pomeridiani e dei momenti di meditazione personale. Sui primi, è stato bello poter approfondire alcuni argomenti che avevo meditato da me con troppa superficialità ad essere sinceri, e che mi hanno permesso di aprire un po’ gli occhi e di dare delle risposte alle tante domande che avevo in sospeso nel mio cuore.  
 
Che dire poi della meditazione personale? Non sempre io e le ragazze siamo riuscite a rispettare il silenzio che ci eravamo preposte di vivere per riflettere, proprio a causa del bel legame venutosi a creare, ma quando impegnandoci ci siamo riuscite... Quanto a cui pensare e da pregare!
In quei giorni ho capito che la parte difficile non è tanto fare silenzio ma restare con sé stessi e riscoprirsi. Scavare e ascoltare. Capire.
 
Le carissime sorelle clarisse che ci hanno letteralmente "coccolate" durante l'intera settimana, ci hanno permesso di poter accedere alla chiesa anche durante la notte. Uno dei momenti più magici che ricordo perché, in accordo con le altre ragazze, abbiamo deciso di lodare Gesù, cantando, proprio sull'esempio delle care sorelle, e di Francesco e Chiara.
 
Un mondo tutto nuovo, tutto da scoprire e da portare dentro al proprio cuore.  Non potrò mai dimenticare la dolcezza di certi sguardi e la spontaneità delle risate condivise. La tenerezza dei sorrisi rubati oltre la grata e gli abbracci dell'anima sperimentati in quei luoghi. Come più e più volte ci ha ripetuto suor Agnese: "Non preoccupatevi ragazze che Dio vede e provvede e Maria prega".
 
Momenti di questa quotidiana semplicità mi hanno permesso di scoprire qualcosa di grande e un'importante verità: Dio ci ama così come siamo; ci conosce nella nostra parte più bella e non ci condanna nella nostra forma peggiore.
 
Lui ci ama. Lui mi ama. Io sono preziosa ai suoi occhi così come sono; con tutti i miei difetti e le mie imperfezioni. Questo lì l'ho capito; e non lo scorderò mai. E credetemi, niente è più bello di questa certezza.


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